Crisis in Six Scenes

Crisis in Six Scenes – la serie tv di Woody Allen

Creata, diretta e interpretata da Woody Allen per Amazon.com, Crisis in six scenes é una serie tv comedy del 2016, ambientata nell’America degli anni ‘60.
Sei brevi episodi ritraggono Sidney Munsinger (Woody Allen) e sua moglie Kay Munsinger (Elaine May) alle prese con un ospite inatteso che mette a soqquadro le loro tranquille esistenze.
Ma analizziamo insieme le “sei scene” di questa “crisi” (lo spoiler c’è, ma non troppo).

Scena 1

Siamo in un periodo di tumulti popolari. Sidney Munsinger é uno scrittore di romanzi sulla sessantina che, in questa società sull’orlo di una rivoluzione, é “solo” preso dalle sue paure ed ipocondrie. Riformato dal servizio militare perchè psicologicamente inadatto, si rifugia nella sua routine quotidiana monotona e priva di vizi e piaceri perchè, oltretutto, come ha appena letto su una rivista, “ti si allunga la vita se eviti qualunque cosa di piacevole”. Dopo una cena con sua moglie Kay, con Allen (John Magaro), un giovane uomo che vive con loro, e con la sua futura sposa, Ellie (Rachel Brosnahan), i due coniugi vanno a dormire. Nel cuore della notte, la dolce e rassicurante quiete familiare di Sidney viene improvvisamente turbata.

Scena 2

Armata e affamata, Lennie Dale (interpreta da Miley Cirus) si introduce nell’abitazione dei Munsinger terrorizzando la coppia (in particolare Sidney). In realtà Lennie è una vecchia conoscente di Kay e si rifugia da lei per chiederle un posto sicuro dove nascondersi visto che la polizia e l’FBI la stanno inseguendo. Sidney fiuta subito il guaio in cui si sta cacciando e le propina ripetutamente la spilla di smeraldi (finta per giunta) della moglie. Lennie fa parte dell’Armata Costituzionale di Liberazione e ovviamente Sidney, dall’alto del suo proverbiale coraggio, non vede altra via d’uscita che denunciarla e recuperare la ricompensa. Ma Kay, una consulente coniugale, non ha la sua stessa opinione e dà rifugio alla giovane attivista politica.

Scena 3

Mentre Allen conosce e riconosce Lennie, Sidney è terrorizzato dall’essere sodomizzato in prigione, dove è sicuro che finirà per via di questa situazione. Kay, incurante dell’opinione del marito sull’alto tradimento e sul dolo in acque extraterritoriali a cui loro stanno prendendo parte, prepara la stanza degli ospiti per Lennie. A peggiorare la situazione c’è il collega di Sidney che si lascia andare in commenti sui rivoluzionari e in particolare sulla donna simbolo di chi vuole cambiare radicalmente il governo e che si nasconde a New York. Basta poco e Sidney inizia anche a pensare di essere spiato e sotto sorveglianza.

Scena 4

Dopo dieci giorni Lennie è ancora a casa Munsinger e Sidney continua a dover affrontare le critiche della giovane rivoluzionaria (e il suo insaziabile appetito). Per lei, Sidney rappresenta il consumismo capitalista, un fantoccio dell’oligarchia che governa questo paese. Intanto i consigli di Lennie su letture politicamente interessanti dilagano nel club del libro di Kay e avanzano tra gli scaffali di Allen, che nel frattempo inizia a mettere in questione la sua vita con la futura moglie in un triste ceto medio.

Scena 5

Le notizie che danno alla radio non sono incoraggianti (il complice di Lennie è stato arrestato) e Sidney è ormai consapevole e contemporaneamente terrorizzato dal fatto che il cappio si stia stringendo e finirà presto in prigione. Credendo di andare semplicemente dal cardiologo, Sidney si ritrova ad appoggiare Kay nel fare un piccolo favore a Lennie. Che poi piccolo per Sidney non lo è stato tanto.

Scena 6

Mal ridotto, Allen torna dall’ospedale, dove era finito dopo aver provato a produrre una bomba artigianale. Confessa l’accaduto ai genitori, rendendoli partecipi del fatto che la sua voleva essere una protesta contro la guerra. Tra polemiche e recriminazioni, il salotto di casa Munsinger si riempie di persone che si ritrovano a parlare di politica e rivoluzione. Anche due colleghi di Lennie passano di lì per aiutarla a scappare verso Cuba ma questa è l’ultima possibilità che ha per questo mese. Pur di non dover ospitare Lennie altre quattro settimane in casa sua, l’impavido Sidney decide di accompagnare la pluriricercata in aeroporto. Anche questa volta la fortuna non è dalla sua parte ma un piccolo equivoco sul suo cognome genera uno scambio di identità che gli permette di sfangarla, per fortuna.

Crisis in Six Scenes: di scena, in realtà, ne bastava una.

C’è poco da fare: Woody Allen è un mito. Il suo umorismo, la usa ironia ed autoironia, la sua capacità di portare sullo schermo l’imperfezione e i controsensi dell’essere umano non hanno eguali.

In Crisis in Six Scenes troviamo tutto ciò attraverso una riflessione sullo scontro generazionale in quegli anni: il volere cambiare un mondo fatto da ineguaglianze, sofferenze e guerre da parte di giovani rivoluzionari e la vigliaccheria dei più anziani che si crogiolano nei loro beni materiali per non gettare lo sguardo sulle crudeltà che avvengono fuori dalla loro finestre.

Woody Allen coniuga la sua riconoscibile modalità narrativa con una trama se non unica almeno particolare e, per me che Woody Allen lo adoro, il mix è ben riuscito.

Ma c’è un “ma”, ovviamente. E si colloca sul definire questo lavoro una serie tv o una miniserie. Doveva esserlo, ma non lo è, diciamolo. È un film di circa 120 minuti suddiviso, senza neanche tracciare confini troppo netti, in 6 episodi di circa 20 minuti. Di serie tv non ha alcun elemento e basta sapere questo per premere il famosissimo tastino play e non rimanere delusi da Crisis in Six Scenes.

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