Dexter

Dexter – il serial killer con un codice

Dexter è stata la serie tv che ha dato ufficialmente avvio alla mia “dipendenza”. Da qualche parte ho letto che si chiama Binge Watching ma io non sono molto d’accordo. Di solito le altre patologie che hanno a che fare con il Binge (eating o drinking) sono caratterizzate dall’uso incontrollato del cibo o delle bevande alcoliche. Il mio è un uso controllato. Ci sono stati tempi in cui è stato incontrollato ma ora non lo è più per cui dovrebbero coniare un nuovo termine per la mia malattia. E lo anticipo: ossessione non va bene. Qualcuno dovrà pure spiegarmi come mai per gli appassionati di cinema è stato introdotto il termine di cinefilo (che fa pure figo) e per quelli delle serie tv niente o al massimo Telefilm Addicted (tipo diagnosi del DSM 5). Comunque fatta questa breve e forse inutile parentesi, passiamo al soggetto principale di questo articolo: il serial killer Dexter.

Chi è Dexter?

Il serial killer Dexter

IL serial killer Dexter, interpretato dal fantastico Micheal C. Hall, è un tecnico della scientifica di Miami. Per essere precisi è un perito ematologo, professione che, in qualche modo, anche se non del tutto, è riuscita a canalizzare il suo impulso omicida.

Reduce da un trauma infantile, un battezzo con il sangue piuttosto che con l’acqua santa, ha sviluppato questa pulsione ad uccidere che, come tutte le pulsioni, e il signor Freud ce lo insegna, fatica ad essere domata. Ho dimenticato di specificare che il sangue del battezzo è della madre.

A 3 anni Dexter rimane orfano e viene adottato da Harry Morgan, sergente della polizia di Miami. Il padre adottivo si rende conto ben presto che il piccolo ha qualche problemuccio e cioè che fa fuori gli animali per il solo piacere di farlo. Il signor Harry, però, piuttosto che dirgli “eh no, caro figlioletto non si uccidono animali e persone”, (perché è una persona lungimirante lui, addirittura aveva letto Lacan e aveva capito che vietando al figlio il godimento legato all’atto di uccidere avrebbe fatto peggio, occorreva piuttosto introdurre un terzo), gli dà un codice. Standing ovation per questo padre geniale (e non sono ironica manco un po’, giuro). Il codice di Harry consiste, dunque, in una serie di principi fondamentali che Dexter deve seguire rigorosamente per avere il permesso di far fuori qualcuno. Non lo so, io immagino che in testa Dexter potesse avere un modulo del genere:

Codice di Harry

Daje Dexter!

Poro Dexter, ‘na faticaccia. E comunque io mi ricordo di quel 2009 in cui guardavo questo telefilm che trascorrevo molti momenti nascondendo la faccia tra le mani perché mi faceva venire l’ansia. Ansia legata al fatto che io, come la maggior parte delle persone, tifavo per Dexter. Tutti noi sapevamo e sappiamo che Dexter è un serial killer e che è moralmente riprovevole tifare per una persona che, seppur compilando moduli per avere il permesso di farlo, uccide delle persone. Il merito degli ideatori di questa serie tv è stato proprio questo: aver sviluppato talmente bene il personaggio principale, tutti gli aspetti più profondi e contraddittori della sua psiche attraverso dialoghi interiori che a volte strappano l’anima, che i telespettatori non hanno altra scelta che stare dalla parte di Dexter. Perlomeno quelli sani di mente (ihihih).

Una nota sul finale

Leggendo qua e là sui siti che si occupano di serie tv ho notato che l’opinione più diffusa è che il finale di Dexter sia un finale di mxxxa. Colpo di tosse (tipo tic da nervi a fior di pelle). Scusate ma io sono in netto e alquanto rancoroso disaccordo. Io l’ho amato. Vorrei farmi un poster della scena in cui c’è Dexter, con la barba incolta, seduto ad un tavolino con quello sguardo penetrante. Naturalmente non posso: è da psicopatici. Ma io ho tirato un sospiro di sollievo quando ho visto quella scena perché non immaginavo finale più azzeccato (e lo ammetto, ho un debole per i finali drammatici o aperti, li preferisco nettamente a quelli “e vissero tutti felici e contenti”, perché, diciamolo pure, “e vissero tutti felici e contenti” lo raccontiamo ai bambini, alla fine delle loro favolette, ma la realtà è un’altra cosa*).

*Ovviamente su questa visione delle cose dissente con altrettanti tic l’affiancatore. Lui è un buono di cuore, un puro e pure un po’ romantico (quando si proietta nelle storie raccontate dalle serie tv e dai film, non nella realtà, da sottolineare) e il suo prototipo di finale è proprio quello delle favolette. Ma il mondo è bello perché è vario. Anche se a me questa cosa fa venire l’orticaria. 

Se vi é piaciuto questo articolo date uno sguardo a tutte le altre recensioni delle migliori serie tv cliccando qui.

2 commenti su “Dexter – il serial killer con un codice”

  1. Pingback: Bates Motel - a volte basta uno sguardo - Serie-Mente

  2. Pingback: Elliot Alderson - chi è il protagonista di Mr. Robot - Serie-Mente

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: