Indici di ascolto maledetti

Gli indici di ascolto, quei maledetti! – 3 serie tv che meritavano una chiusura


L’alternativa della chiusura”, così si intitola l’episodio di The Big Bang Theory in cui Sheldon scopre che la serie tv Alphas, di cui custodiva l’ultimo episodio su una cassetta per poterlo rivedere prima della nuova stagione, è stata inaspettatamente cancellata. La cosa lo irrita tantissimo e lo capisco, quella serie meritava una chiusura!

Sheldon: “Non capisci che sta succedendo qui? […] Quella serie è finita con tutti gli abitanti di New York rimasti uccisi o senza sensi. Adesso non saprò mai cosa gli è capitato!”.
Penny: “Beh, perchè non inventi un finale tuo?”.
Sheldon: “Ah, oh sì, certo, questa sì che è un’idea. E magari potrei inventarmi le mie regole di igiene orale. Sì, invece del dentifricio potrei spalmarmi del budino”.

Che fine hanno fatto i mantra: “è importante portare a termine ciò che abbiamo iniziato”, “bisogna evitare di lasciare cose in sospeso“ e “occorre mettere un punto per voltare pagina”? Nella vita ci vuole coerenza per cui se è necessario per noi comuni mortali creare degli epiloghi nelle nostre piccole cose lo è ancora di più per chi crea e manda in onda serie tv senza poi dotarle di un degno finale. Non si fa così.

Vediamo insieme quali sono le 3 serie tv che indubbiamente meritavano una chiusura!

1 – Life in peace

Ideata da Justin Alder e andata in onda in Italia a partire da maggio 2016, Life in peace racconta le vicende di una grande famiglia americana attraverso la suddivisione di ogni episodio in tanti capitoli quanti sono i nuclei familiari.

La modalità narrativa (basata di volta in volta sul punto di vista di uno dei protagonisti), un cast di tutto rispetto, la simpatia di alcuni personaggi (tra cui John Short e Tim Hughes) hanno fatto sì che venisse fuori un prodotto davvero “non male”, in grado di reggere il confronto con le sorelle “big” del genere comedy. Poi all’improvviso è successo: nel 2019, dopo sole 4 stagioni, è stata chiusa per basso numero di ascolti. Quando ho guardato l’ultimo episodio ero beatamente ignara del fatto che sarebbe stato l’ultimo e, nel momento in cui me ne sono resa conto (cioè quando ho fatto una mini ricerca su internet perché dal finale non s’era capito), per un attimo ho addirittura pensato di aver perso tempo dedicandomi a questa serie tv orfana di una chiusura. Ma era la rabbia che aveva preso il controllo dei miei pensieri.

2 – The Family

Ideata da Jenna Bans, questo mistery drama ha avuto vita breve: prima ancora che andasse in onda l’ultimo episodio della prima stagione, era già stata decretata la sua chiusura. Certo, dai primi episodi si capiva che non sarebbe stato il capolavoro del secolo, ma i presupposti per essere una serie tv seguibile e, per certi versi, appassionante c’erano tutti. Trasmessa nel 2016, questa serie racconta di come la normalità della famiglia Warren venga stravolta dal ritorno a casa di Adam, terzo figlio di John e Claire, scomparso 10 anni prima. Ma ben presto viene fuori che Adam non è proprio Adam bensì Ben, un ragazzino che ha condiviso con il figlio dei Warren la prigionia decennale. E poi? Che cos’è successo? Chi è il rapitore? Perchè Adam non è scappato con Ben? Niente, non avremo mai le risposte a queste domande.

3 – Vinyl

Creata da Mick JaggerMartin Scorsese, Rich Cohen e Terence Winter e con un gran bel cast, questa serie tv è stata trasmessa nel 2016 per un’unica stagione (sebbene inizialmente i tizi della HBO avessero confermato il rinnovo per una seconda stagione).

Vinyl avrebbe dovuto raccontare l’ascesa della musica rock (e non solo) nella New York anni settanta ma non ha fatto in tempo, pressata anche dal fatto che, da un team di ideatori di quel calibro, le aspettative che si erano create non erano alte…di più!

Questa, in parte, è stata la sua maledizione perchè da questa serie ci si attendeva una partenza col botto e, invece, ci ha messo diverse puntate per carburare (perdendo ascolti a mano a mano). Un peccato, perché, con un personaggio come Richie Finestra interpretato in maniera molto convincente da Bobby Cannevale (che lo confesso, mi piace moltissimo), i tizi summenzionati potevano almeno confidare in una seconda stagione. Sarebbe stata una prova del nove: se anche in questo caso le cose non fossero andate come speravano, allora avrebbero potuto chiuderla senza avere rimorsi e rimpianti, regalando così un finale a chi, in questa serie, qualcosa ci aveva visto.

È solo un patologico bisogno di conclusione?

Ritornando a The Big Bang Theory, Sheldon, nell’episodio di cui vi parlavo all’inizio, non accetta la decisione del network Syfy in merito alla chiusura di Alphas e prova in tutti i modi ad annullarne la cancellazione ma non ci riesce. Alla fine contatta Bruce Miller, colui che ha creato il finale della seconda stagione, e gli chiede come aveva pianificato di risolvere il colpo di scena. La risposta non è di suo gradimento, anzi, “fa davvero schifo”, ma almeno Sheldon è riuscito a mettere un punto alla questione. Per Emy il problema era di Sheldon, del suo patologico bisogno di conclusione.

È così? Anche per noi è lo stesso? Emy prova, con il suo fidanzato, una terapia per rieducare i percorsi neurali responsabili di ciò ma i risultati non sono quelli attesi.
Forse il bisogno di conclusione è un dato di fatto della condizione umana, non c’è nulla di patologico. Ecco, io sostituirei l’aggettivo patologico con umano. Potrebbe semplicemente trattarsi dell’”umano bisogno di conclusione”.

Se vi é piaciuto questo articolo lasciate un mi piace e correte a dare uno sguardo alle particolari recensioni delle migliori serie tv cliccando su questo link.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: